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10 cose vintage nel 2020

Secondo la convenzione, un prodotto di qualsiasi tipo, diventa vintage dopo vent’anni. Per quanto molti di noi abbiano la sensazione che il nuovo millennio sia iniziato una manciata di anni fa, i fatti parlano chiaro: quest’anno l’anno 2000 diventerà ufficialmente vintage, compreso il millennium bug

Per questo abbiamo aperto la scatola dei ricordi e ci siamo divertiti a raccogliere dieci cose che nel 2020 compieranno vent’anni e che quindi entraranno a far parte del fantastico mondo dei prodotti vintage. Spoiler per cuori deboli: se avete paura di sentirvi vecchi o avete mai posseduto un Nokia 3310, state alla larga da questo elenco!

Windows 2000

Se siete troppo giovani per aver utilizzato questo sistema operativo, dovete sapere che bisogna volergli bene a priori, visto che è stato uno dei più sfigati della famiglia Microsoft. Nato all’ombra del più celebre e rivoluzionario Windows 95 e mandato in pensione dopo un solo anno dal più dinamico e innovativo Windows XP, fu commercializzato come “la versione di Windows più sicura” e invece fu un disastro di vulnerabilità e virus. Eppure, nonostante tutti quei bug, a rivedere oggi quella schermata viene un sussulto al cuore…

Euro 2000

Diciamo che se gli anni ’90 sono stati pieni di delusioni atroci per i tifosi della Nazionale, il cui apice fu il rigore di Baggio ai mondiali USA ’94, il nuovo millennio non si aprì in maniera tanto diversa, ovvero con un’altra finale persa, per giunta all’ultimo minuto ai supplementari, quando ancora esisteva il golden goal, che era una rosicata micidiale.

Amarezza a parte, andate a dare un’occhiata alle formazioni delle squadra partecipanti e vi accorgerete di quanti campioni indimenticabili presero parte a questa manifestazione. A proposito, nei nostri punti vendita o nello store online ogni tanto trovate anche qualche maglietta o felpe di culto dell’epoca.

Playstation 2

24 novembre 2000, una data con un segno indelebile sul calendario: il giorno in cui fu messa in commercio in Italia la mitica Sony Playstation 2. Non è quantificabile il tempo che abbiamo trascorso a giocarci, né il numero di joystick rotti e di memory card fuse. Fu semplicemente un dono dal cielo per qualunque adolescente e non solo. È difficile anche solo parlarne, perché ci assale una voglia matta di fare una partita a PES, Winning Eleven o Fifa, una gara a Gran Turismo, una missione a GTA 3, costruire una casa a The Sims… okay, basta, BASTA!

Nokia 3310

Indistruttibile, inimitabile, fedele compagno di lunghissime e costosissime messaggiate ai tempi in cui gli SMS non erano affatto illimitati, usato fino a consumare i numeri sui tasti per battere i record di Snake II della classe, le suonerie personalizzate, le mascherine intercambiabili, insomma: pelle d’oca, 4032 pixel e 133 grammi di amore puro. Nokia 3310, ci manchi, possiamo solo dirti che ti vogliamo bene. Vent’anni portati benissimo. A proposito, qualcuno ha mai capito cosa diavolo fosse il “WAP”?!?

Top of the Pops

C’è stato un tempo in cui le classifiche di Spotify erano analogiche e venivano aggiornate ogni settimana non da un algoritmo ma dalle band in carne e ossa che si esibivano sul palco, spesso e volentieri in playback e noi ce lo guardavamo il sabato pomeriggio, prima di uscire per andare in centro a fare lunghissime passeggiate. In Italia la prima puntata di questo celebre programma televisivo britannico fu condotta da una giovanissima Sarah Felberbaum, ma in seguito fece la fortuna di presentatori come Daniele Bossari e Ilary Blasi.

Una mamma per amica

«If you’re out on the road, feeling lonely and so cold, all you have to do is call my name, and I’ll be there on the next train»… Naturalmente conosciamo a memoria la sigla, come tutti, anche perché continuiamo a guardarcelo su Netflix o la mattina in TV, come gesto nostalgico. La serie televisiva con protagoniste Lorelai e Rory Gilmore è notoriamente considerata appannaggio di un pubblico femminile, ecco, cogliamo l’occasione per dire che NO, piace anche ai maschi, va bene?

Kid A dei Radiohead

Semplicemente il disco del millennio, quello che fa da spartiacque nella storia della musica alternativa internazionale e non solo, c’è un prima e un dopo Kid A. È riduttivo considerarla solo “la svolta elettronica dei Radiohed”, perché in realtà si è trattata di una svolta estetica e concettuale, una svolta nel modo di produrre e commercializzare la musica, da quel momento in poi è stato chiaro a tutti che per fare un album rilevante, sarebbe stato necessario molto più di un buon album e infatti ne contiamo davvero pochi di album che reggono il confronto in questi vent’anni appena trascorsi.
Lo amiamo dall’inizio alla fine, amiamo la copertina, amiamo i titoli delle canzoni, di cui è difficile eleggere la migliore, mettiamo a pari merito How to disappear completely e Idioteque, ma ci sarebbe l’imbarazzo della scelta.

 

Requiem for a Dream di Darren Aronofsky

Quest’anno diventeranno “vintage” parecchi filmoni, uno su tutti: Il gladiatore, ma anche Alta Fedeltà, Billie Elliot e quel capolavoro di Memento. Però tra tutti questi, forse il più simbolico e anche quello più legato all’adolescenza, è Requiem for a dream con Jared Leto e Jennifer Connelly. Anche se a rivederlo oggi, non può che sembrarci inevitabilmente ingenuo, al tempo fu tutto il contrario, eroina, tossicodipendenza, allucinazioni, drammi esistenziali, sesso, anfetamine, incubi e tecniche cinematografiche che acceleravano il battito cardiaco già scombussolato, split-screen, primi piani intensissimmi e time lapse allucinanti. Che bello avere quindici anni!

L’opera struggente di un formidabile genio di Dave Eggers

Dave Eggers è sicuramente uno degli scrittori americani più brillanti della sua generazione e L’opera struggente di un formidabile genio è stato uno degli esordi letterari più dirompenti dell’epoca. Si tratta di un’autobiografia in grandissima parte falsa, in cui un nevrotico Dave ventiduenne affronta la morte dei due genitori e del conseguente accudimento del piccolo fratellino Toph. A tratti, come da titolo, struggente, a tratti esilarante, si tratta di un romanzo che è entrato già a pieno titolo nei classici contemporanei eppure, anche con il fascino di un’opera vintage, mantiene un grande vigore che lo rende attuale e senza tempo, da leggere in qualsiasi momento della vita.

Renault Clio

Fino a qualche anno fa la legge italiana sanciva che un’automobile diventasse “auto d’epoca” a distanza di vent’anni dalla sua costruzione, oggi invece la legge è stata modificata e il termine è stato spostato a trent’anni. Per questo facciamo una piccola eccezione in questo decalogo composto di ventennali, inserendo una neo-trentenne Renault Clio, che quest’anno diventerà ufficialmente auto d’epoca, il che è parecchio strano, visto che siamo abituati a pensare a modelli molto più antiquati e vetusti in quest’ottica. Invece ecco la vecchia macchina degli zii o dei fratelli maggiori, quella piena di ammaccature con cui abbiamo azzardato le prime guide nei parcheggi vuoti, che improvvisamente assume il fascino d’auto d’epoca, chi l’avrebbe mai detto?

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