15 49.0138 8.38624 1 0 4000 1 https://pifebo.com/blog 300 0
theme-sticky-logo-alt
theme-logo-alt

Storia delle Dr. Martens

storia delle dr. martens

La scarpa simbolo della controcultura giovanile ha una storia lunga e ricca di aneddoti, ma anche di personaggi illustri che le hanno indossate.

Le storie più belle da raccontare sono quelle che rompono le regole e infatti questa storia comincia con un piede rotto.
Nel 1943 un giovane medico tedesco di nome Klaus Maertens cade rovinosamente mentre sta sciando sulle Alpi Bavaresi, la convalescenza è lunga e dolorosa e nel suo letto d’ospedale con vista sul bel lago di Stanberg, Klaus ha molto tempo per pensare all’idea che gli cambierà la vita.

Tornare a camminare è faticoso e le suole di cuoio degli stivali di quel tempo non fanno altro che peggiorare la situazione. A questo punto l’intuizione è fin troppo semplice, come tutte le intuizioni geniali, visto che non ci aveva ancora pensato nessuno: perché non ammortizzare il passo con un cuscinetto d’aria inserito nella suola? Presto fatto. Di lì a poco, utilizzando una pelle morbida e avanzi di gomma dell’aviazione tedesca, Maertens crea il primo prototipo di quello che qualche anno più avanti sarebbe diventato l’anfibio Dr. Martens. Nel frattempo passa la guerra e la richiesta di scarponi aumenta, nel 1952 Klaus, in società con il vecchio compagno di università, il Dottor Herbert Funck, apre una fabbrica a Monaco che produce centinaia di modelli. Sembrerà strano, ma i loro principali acquirenti sono donne casalinghe – addirittura l’80% del mercato – che trovano gli stivali comodi e resistenti. Le vendite vanno talmente bene che nel 1959, Maertens e Funck decidono di guardare al mercato internazionale ed è qui che entra in gioco la R. Griggs and Co., una società inglese con sede a Wollaston nella contea di Northamptonshire, che sin dal 1901 produce stivali principalmente per minatori e militari, che compra il brevetto di quelle che un anno dopo diventeranno ufficialmente le Dr. Martens per come le conosciamo noi. Il nome viene anglicizzato, escludendo quello di Funck perché troppo simile alla parola “fuck”, mentre dal punto di vista estetico viene arrotondato il tacco e ridisegnata la suola, si aggiunge la fettuccia con il marchio “Air Wair” e il motto «with bouncing soles», infine viene aggiunta l’iconica cucitura gialla.

storia delle dr. martens
Photo by Gavin Watson

1° aprile 1960, esce ufficialmente il modello di Dr. Martens 1460 a otto buchi, color rosso ciliegia, seguito a un anno esatto di distanza dal modello basso a tre buchi.

Da questo momento in poi gli iconici scarponcini non lasceranno mai i piedi di milioni di giovani che di generazione in generazione, di qualunque estrazione sociale, orientamento politico o estetica di riferimento si tratti, li indosseranno ininterrottamente fino ai giorni nostri, eleggendole senza discussione a scarpa simbolo della controcultura e della ribellione.

A dire il vero, però, non è stato subito così: nei primi anni dal loro lancio nel mercato, le Dr. Martens furono soprattutto le scarpe degli addetti ai lavori. Operai, meccanici, postini, facchini e persino poliziotti, le scelsero come scarpe da indossare sul lavoro, grazie al compromesso tra comodità e resistenza, per la modica cifra di 2 sterline. Di conseguenza divennero rapidamente le scarpe indossate dalla working class britannica, strettamente collegata, soprattutto tra i giovani, a un’estetica controtendenza e di lotta politica, in un’epoca di lotte sindacali e per i diritti dei lavoratori.

La questione prende tutta un’altra piega in un momento ben preciso. È l’anno in cui un certo David Jones diventa David Bowie per non essere confuso col cantante dei The Monkees, è l’anno in cui Simon & Garfunkel pubblicano Sound of silence e i Beach Boys Pet Sounds, è l’anno dell’ultimo concerto dal vivo dei Doors e dei Beatles e in cui John Lennon afferma che sono «più famosi di Gesù», mentre Bob Dylan fa un tragico incidente in motocicletta che lo farà scomparire dai radar per un bel po’, è l’anno dell’Inghilterra campione del mondo, insomma è un bell’anno: è il 1966, quando Pete Townshend, il chitarrista dei The Who, a quei tempi all’inizio della loro carriera ma già trendsetter affermato per orde di giovani mods, elegge le Dr. Martens a sua scarpa preferita, presentandosi con un paio di 1460 nere ai piedi mentre salta e distrugge chitarre sul palco.

storia delle dr. martens

«Ero stanco di vestirmi come un albero di Natale, con le Dr. Martens ci vado pure a dormire» affermerà Pete, diventando involontariamente la prima rockstar testimonial delle Docs che vengono citate persino in una canzone di Townshend, Uniform che dice: «Wear your braces round your seat, Doctor Marten’s on your feet, keep your bonnet very neat, for credibility on street». Non è un episodio da niente, visto che questo – insieme ad altri fattori, ovviamente – porterà a una scissione dentro il vasto mondo dei mods, con la frangia estrema degli hard-mods che inizierà a indossare le “Cherry Docs” con i loro parka e i jeans, a bordo di Vespa e Lambretta. Persino Elton John nella sua comparsata nel rock-movie Tommy indossa un paio di Doctor Martens giganti dello stesso colore.

Questa frangia produrrà in seguito una diaspora di movimenti: ska e skinheads su tutti, che ci portano dritti dritti agli anni Settanta, alla new wave, ai goth, allo psychobilly, al punk e a un mucchio di altre cose che in un modo o nell’altro hanno a che fare con le Dr. Martens, sicuro come la morte. Sono anni duri, sia in Gran Bretagna che nel resto del mondo, di scontri politici e di violenze, da una parte e dall’altra nelle piazze, nei cortei, praticamente chiunque indossa gli anfibi a otto buchi o a tre, con lacci bianchi o rossi in base al gruppo di appartenenza: in mezzo, i poliziotti, a dividere e a manganellare, pure loro con le DM ai piedi, così come ai concerti sia tra il pubblico che sul palco, senza distinzione, un’orda di anfibi.

Tant’è che a cavallo tra i ’70 e gli ’80 probabilmente raggiungono il loro apice di diffusione, indissolubilmente legati agli anni dell’austerità, del tatcherismo, dell’industrial più cupo, ma anche del glam e della libertà d’espressione più eccentrica. Tutta roba che va a nozze con le Docs, che infatti continuano a spopolare e sono letteralmente ovunque.

Sex Pistols, Joy Division, The Stranglers, Clash, The Smiths e un’infinità di altre band vengono accostate all’estetica delle Docs, ma probabilmente il più grande certificato del successo arriva da un episodio di una popolare sitcom inglese intitolata The young ones in cui a un certo punto Alexei Sayle si esibisce in un pezzo intitolato proprio Doctor Martens Boots e che non lascia spazio a interpretazioni nel testo: «Thanks to Dr. Marten everyone will have warm feet, thanks to Dr. Marten they’ll be dancing in the street»

Ci è mancato poco che nel 1969 Neil Armstrong non facesse il celebre primo passo sulla Luna stampando sul suolo lunare un bel paio di Dr. Martens, ma purtroppo bisogna aspettare il 1984 per lo sbarco delle Docs negli Stati Uniti. Anche in questo caso il principale canale di condivisione ha a che fare soprattutto con la musica: in un batter d’occhio il movimento grunge si appropria dell’anfibio più famoso al mondo per cui li vediamo ai piedi dei Nirvana, dei Pearl Jam e degli Alice in Chains, tra gli altri. Ma siamo pur sempre negli Stati Uniti e gli anni Novanta sono dietro l’angolo, per cui arriva la svolta super pop che dà inizio a una nuova stagione. Non più, soltanto simbolo delle controculture, ma anche indumento mainstream, mentre in Inghilterra non si parla d’altro che di Britpop (e i Blur saranno la band con le Doctor Martens), in America siamo su tutto un altro piano: sono le scarpe delle Spice Girls e del Mickey Mouse Club con Britney Spears e Ryan Gosling ancora bambini che indossano ai piedi delle piccole 1460 e 1461, così come fa Will Smith ne Il principe di Bel-Air.

storia delle dr. martens

Oggigiorno le Dr. Martens sono tra i pochissimi prodotti a vantare un duplice valore storico e simbolico da una parte e assolutamente contemporaneo e in voga dall’altra, per eccellenza la scarpa dei giovani, di tutti i giovani, ma che è abbastanza longeva da poter suscitare nostalgia con una storia così bella da raccontare.

Un riconoscimento che può ottenere solo qualcosa che ha rotto le regole.

guida regali di natale
Precedenti
Successivi